lunedì 21 settembre 2015

Tanto rumore per nulla

La view settimanale di Gian Paolo Bazzani

Volendo proseguire con la malsana abitudine di citare classici di cui si ignora il contenuto, le elezioni greche rientrano nella categoria “Tanto rumore per nulla”. Tsipras viene rieletto e formerà un governo con i conservatori di Nuova Democrazia esattamente come il precedente, ma dovrà comunque mettersi al lavoro per ripagare gli 86 miliardi di prestiti.

Da notare: seppure con una scarsa affluenza, vince le elezioni un partito durante il cui governo c'è stata una chiusura delle banche (affluenza al 51,75%, è la più bassa di sempre). Di certo è stato scongiurato l’unico scenario di rischio rappresentato da una vittoria degli estremismi (destra o sinistra pari sono) che avrebbe portato ad una nuova rottura con i creditori internazionali e riproposto il tema Grexit. Evidentemente i greci ricordano la storia moderna oltre che quella antica: l’ultima volta che la democrazia ellenica fu messa in crisi dai populismi, il paese sprofondò nella Dittatura dei Colonnelli.

LE ELEZIONI VISTE DAI GRECI

A differenza della campagna elettorale dello scorso gennaio, non c’è stata una netta contrapposizione ideologica tra i sostenitori e gli oppositori dell’austerità che Tsipras ha accettato firmando il terzo memorandum con la UE. Solo Unità Popolare, che raccoglie i fuoriusciti da Syriza, si opponeva agli accordi, proponendo esplicitamente un’uscita della Grecia dall’euro. Gli elettori hanno votato, per l’ennesima volta, per rimanere nell’unione monetaria dando mandato a Tsipras affinché renda il calice il meno amaro possibile.

Ma anche se il dibattito sulle ricette imposte alla Grecia si è per il momento concluso, quello economico no. Ci si deve interrogare sul perché le ricette della cosiddetta Troika abbiano fallito così miseramente in Grecia, mentre hanno funzionato bene in Irlanda e sembrano dare i primi frutti in Portogallo. La risposta è una sola: le svalutazioni interne funzionano solo se il mercato domestico è competitivo, la riduzione della spesa pubblica viene così compensata dal settore privato nel breve termine, e quello greco non lo è. Resta da chiedersi se il nuovo governo avrà la forza di riformare il paese e ridurre l’influenza politico - economica delle numerose lobby. Il che a dirla tutta vale anche per l’Italia.

LE ELEZIONI VISTE DAI CREDITORI

La vittoria di Tsipras è la soluzione più rassicurante per Bruxelles, che temeva la vittoria di Nuova Democrazia e la rimessa in discussione degli accordi…cosa che non si può escludere nemmeno con Tsipras visti i precedenti. Di certo, la sinistra massimalista che aveva trovato in Varoufakis il suo campione ne esce molto ridimensionata. Dal punto di vista dei mercati, con tutti i problemi che ci sono nel mondo (Cina, debito americano e FED, per non tacere del fenomeno dell’immigrazione in Europa), l’elezione di Tsipras rappresenta “un problema in meno”. Lo spread greco ne beneficerà e potrà scendere dagli attuali 700 punti base a 600 - 550 nel breve - medio termine.

E I MERCATI STANNO A GUARDARE?

I mercati finanziari non si sono granché interessati alle elezioni di Atene e continueranno a rimanere concentrati sulle mosse della FED.

La banca centrale americana non ha alzato i tassi come tante volte annunciato. Probabilmente ha prevalso la valutazione che il rischio di errore dovuto a mossa prematura fosse assai più costoso rispetto a un possibile ritardo di qualche mese. Ma l’enorme quantità di denaro iniettata nel sistema rappresenta di per sé una fonte d’instabilità e un intervento più “restrittivo” da parte della FED rimane l’unico passo possibile. La scelta di ritardare tale intervento porta con sé una certa inquietudine: cosa sa la FED che il mercato ignora? Nulla a mio parere. La FED si considera ormai la “banca centrale mondiale” e questo la porta ad avere necessariamente un approccio politico oltre che economico.

Il sell-off del Dollaro americano a seguito della riunione del FOMC, chiaramente dovish, di giovedì scorso si è bloccato improvvisamente dando vita a un rapido rafforzamento della valuta americana. Il cross EURUSD è passato da 1,1300 a 1,1450 per poi tornare nuovamente a 1.1300. A contribuire al ribasso sono state le parole della BCE che ha voluto ricordare al mondo la divergenza di politica monetaria di lungo termine tra la Fed e l’istituto europeo. Questo porta a pensare che l'EURUSD rimarrà nella fascia di prezzo più bassa piuttosto che consolidare in quella più alta, che era ciò che ci si attendeva succedesse dopo la riunione del FOMC.

Un’occasione per il dollaro di apprezzarsi sull’euro. Il rischio principale di questo trade è che il mercato fatichi a mantenere direzionalità a causa della generale incertezza presente sui mercati. La bassa propensione al rischio, nei mesi precedenti, ha spesso sostenuto l'Euro.

Entrata: 1,1300 - 1,1325

Stop: 1,1391

Primo target: 1,1160

Secondo target: 1,1035

eurusd

I migliori saluti.​

Gian Paolo Bazzani

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