giovedì 10 marzo 2016

La magia di Mario Draghi

​I mercati tornano a salire, ma potrebbe essere dovuto in gran parte all’attesa dello stimolo BCESe Draghi delude, si ripeterà un altro dicembreAllo stato at...

  • I mercati tornano a salire, ma potrebbe essere dovuto in gran parte all’attesa dello stimolo BCE
  • Se Draghi delude, si ripeterà un altro dicembre
  • Allo stato attuale la BCE rischia di contraddire le proprie intenzioni

I mercati si sono significativamente ripresi dai minimi di febbraio, ma il grosso del movimento (se non tutto) può facilmente essere attribuito ad una rinnovata fiducia nelle capacità delle banche centrali di supportare i mercati – specialmente per quanto riguarda la Banca Centrale Europea. Come accaduto già diverse volte, sarà il presidente Mario Draghi a dover assecondare queste elevate aspettative nella riunione di politica monetaria di oggi. Precipitando dall’inizio del nuovo anno, i mercati finanziari hanno sollecitato i banchieri centrali a intervenire per rassicurare gli investitori. Il deterioramento delle prospettive economiche, incluse le stime dell’inflazione rilasciate soltanto la scorsa settimana che l’hanno vista piombare nuovamente in area negativa, hanno fornito a Mario Draghi la libertà d’azione che gli è mancata a dicembre.

Tuttavia, nell’attesa di qualche significativo provvedimento da parte della BCE, come ampiamente suggerito al precedente meeting del 21 gennaio, gli investitori ricordano bene la recente delusione del meeting di dicembre: anche allora i mercati stavano anticipando una dose della magia di Draghi.

Le speculazioni su quali provvedimenti verranno lanciati oggi sono ormai diventate una forma di terapia occupazionale per un intero settore. Al momento, gli analisti sembrano fissati sulle seguenti aspettative:

  • Un taglio di 10 bps al tasso sui depositi a -0,40%
  • Un incremento di 10 mld negli acquisti mensili di bond, raggiungendo i 70 mld
  • Un’ulteriore estensione di sei mesi almeno fino a settembre 2017 (inizialmente stabilito a settembre 2016 e già precedentemente esteso di un semestre)

Tuttavia, il regime dei tassi negativi è ormai oggetto di crescenti critiche. Gli economisti sostengono che l’estensione dei costi stia portando all’incremento dei margini e, quindi, a rallentare la concessione di credito all’economia reale – ironicamente, proprio il cuore del problema che la BCE sta cercando di affrontare. Per questa ragione, nessuno abbandonerà in anticipo la conferenza stampa: il presidente della Banca Centrale potrebbe svelare altri trucchi, tra cui un sistema di tassi a tre livelli, un inedito ampliamento degli acquisti ad altre asset class, o altri aggiustamenti alle condizioni degli acquisti mensili.

Sicuramente ci sarà poco spazio per un’altra delusione senza il rischio di un danno permanente alla credibilità della banca, di cui invece Mario Draghi ha sempre goduto, dai tempi della sua celebre promessa "whatever it takes". C’è da chiedersi se il presidente della BCE tenga in qualche modo conto di questo fattore.

La BCE sarà quindi la prima, tra la banche centrali mondiali, a parlare al mercato in questo mese di marzo. Seguirà la Federal Reserve, la Bank of Japan e la Bank of England, in un susseguirsi di decisioni che saranno fondamentali per comprendere l’attuale stato di salute delle rispettive economie. Se la Fed è combattuta sul possibile rialzo dei tassi a causa di un’economia tutt’altro che stabile, la BoJ si trova di fronte ad un continuo calo dell’inflazione, ad un nuovo rallentamento della crescita economica ed inoltre all’apprezzamento della propria valuta. Se consideriamo inoltre che la BoJ ha attuato il programma di QE ben prima della BCE, disegniamo un quadro estremamente complesso per i membri della banca centrale giapponese. Infine la Bank of England dovrà affrontare il tema Brexit, con il suo governatore Mark Carney che nell’ultima conferenza stampa ha dichiarato di ritenere come una possibile uscita della Gran Bretagna dall’Europa costituisca il più grande pericolo interno per la stabilità del sistema finanziario britannico.

In ultimo, tra le banche centrali mondiali, sorprendendo il mercato, la Reserve Bank of New Zeland (RBNZ) ha tagliato nella serata di ieri il proprio tasso di interesse dal 2,5% all’attuale 2,25%. Il dollaro neozelandese si è subito deprezzato, NZDUSD è scivolato da 0,6800 a 0,6640 e NZDEUR è sceso fino a 0,6025. Stessa sorte anche nei confronti del dollaro australiano, dove la coppia AUDNZD è balzata in avanti sfiorando l’1,1300. Continua a negoziare al rialzo il dollaro US, con il Dollar Index (USDINDEXMAR16) che negozia saldamente sopra quota 97,40. EURUSD in attesa delle parole di Draghi scambia al ribasso in zona 1,0960. Rimane ancora debole GBPUSD che dopo un parziale recupero torna in area 1,4190 mentre USDJPY si porta nuovamente a 113,50.

 

​I migliori saluti


Gian Paolo Bazzani


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