venerdì 11 settembre 2015

La cina copia l'Italia ma nasconde qualcosa

La view settimanale di Gian Paolo Bazzani

Eravamo noi italiani gli esperti nell’arte della “svalutazione competitiva” negli anni ’80 - ‘90, oggi la Cina ci ha copiato anche in quello.

Per arginare il rallentamento della crescita e gli evidenti segnali d’instabilità finanziaria, la Banca Popolare Cinese è tornata ad agire dopo l’acquisto di azioni in enorme quantità per arginare la caduta della Borsa, svalutando a più riprese la propria valuta. Lo yuan era diventato evidentemente troppo forte contro il dollaro nella visione dei politici cinesi. Con i timori di un rallentamento economico, dopo il fallimento di una politica espansionistica “alla giapponese”, svalutare era l’unica arma che la Cina non aveva ancora sfoderato.

Di fatto la Cina vuole un dollaro forte in modo da favorire il proprio export e mantenere in vita il proprio modello di espansione “dirigistica” e la scelta di svalutare non è del tutto una sorpresa: Saxo Bank aveva inserito la svalutazione massiccia dello yuan tra i suoi “cigni neri” pubblicati a dicembre dello scorso anno. Scarica QUI il documento.

Guardiamo il grafico del rapporto tra dollaro e yuan negli ultimi 5 anni. Il dollaro è sceso moltissimo rispetto alla valuta cinese e la mossa della BPC, a guardarla su un orizzonte temporale più ampio, rischia di essere solo un primo passo.

USDCNY

Quali le conseguenze sui mercati?

Partiamo dagli USA: cosa ne pensa l’altra economia che guida il mondo di questa manovra ferragostana? La banca centrale americana dovrebbe aumentare i tassi d’interesse entro l'anno, ma il conseguente nuovo apprezzamento del dollaro, esattamente ciò che vuole la Cina, potrebbe rallentare la ripresa americana e quindi spingere la stessa FED ad attendere. Non è un caso che mentre la banca centrale cinese svalutava, i rendimenti dei titoli di stato americani scendevano, segno che il mercato comincia a dubitare del rialzo dei tassi USA.

La mossa cinese avrà poi un impatto ribassista anche sulle materie prime, proprio perché segnala la preoccupazione delle autorità cinesi per lo stato di salute dell’economia. L’Australia e il Brasile ad esempio pagheranno un conto molto salato.

Sul mercato valutario tutte le monete asiatiche e, in generale, quelle dei paesi che più esportano in Cina, subiranno un contraccolpo. Rublo, Won coreano, Rupia indonesiana e Real brasiliano, valgono tra il 10 e il 20 per cento in meno ed esiste il rischio concreto che alcune valute (la Rupia e il Real su tutte) arrivino a perdere anche il 50%.

La manovra cinese spaventa non solo i governi ma anche le multinazionali, soprattutto di alcuni paesi esportatori di materie prime concorrenti, come Brasile e Australia, e in alcuni settori, come l’informatica e la telefonia mobile dove dominano gli Usa. Anche auto e beni di lusso pagano il conto: i cinesi avranno meno potere di acquisto per fare incetta di auto europee e moda italiana.

C’è di più? Quello abbiamo visto in agosto forse è la prima mossa sulla scacchiera di una partita più ampia. La Cina non può “convincere” il mercato che il deprezzamento proseguirà all’infinito perché questo porterebbe con sé un forte deflusso di capitale cui già si è assistito nella prima parte dell’anno e potrebbe destabilizzare l’intero sistema finanziario. Sono convinto che poiché la stabilità finanziaria e sociale rimane la preoccupazione principale per il governo cinese, le prossime mosse saranno più caute. La Cina punta a trasformare la propria moneta in una riserva valutaria facendola includere nei DSP (diritti speciali di prelievo 1), facendo così diventare lo yuan una “valuta forte”, generalmente accettata e convincendo molti governi ed istituzioni ad accumulare una parte delle loro riserve finanziarie nella valuta cinese. Oggi oltre il 40% degli scambi è regolato in dollari, il 20% in euro e solo attorno all’1% in yuan - CNY. Trasformare lo yuan in una valuta di scambio sicuramente intaccherebbe il potere del dollaro e quindi degli Stati Uniti e questo potrebbe essere il vero intento della mossa cinese.

Di certo lo scenario di rischio legato alla Cina, vedasi instabilità finanziaria e stagnazione, è assai più alto rispetto alla famigerata Grexit e potrebbe condizionare i mercati con ben altra intensità. Staremo a vedere ma di certo la guerra delle valute è cominciata sul serio.

1 I Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights - SDRs) rappresentano l’unità di conto del Fondo Monetario Internazionale, il cui valore è ricavato da un paniere di valute nazionali: dollaro statunitense, euro, sterlina britannica e yen giapponese.

I migliori saluti.​

Gian Paolo Bazzani


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