giovedì 23 luglio 2015

Guerra delle valute e la de-dollarizzazione

La view settimanale di Gian Paolo Bazzani

​​​​​​Da tempo si dice che Cina e Russia stiano studiando come porre freno all’egemonia del dollaro come mezzo di pagamento internazionale. Poco più di un anno fa il direttore generale di Gazprom Neft, Alexander Dyukov, dichiarò che il 95% dei suoi clienti si sarebbe mostrato pronto a regolare gli scambi in una valuta diversa dal dollaro. Di fatto, in quell’occasione si affermò la disponibilità degli acquirenti di petrolio e gas russo a negoziare con una valuta diversa da quella attuale. Una rivoluzione monetaria visto che oggi gli acquisti di materie prime si pagano in dollari, anche quando avvengono tra due paesi che non hanno il biglietto verde come valuta nazionale. Questa prassi di mercato contribuisce a tenere alta la domanda di dollari, perché tutti gli stati hanno la necessità di avere riserve sufficienti per pagare le importazioni di materie prime. Se un paese come la Cina smettesse di regolare i propri scambi in dollari, la domanda di valuta nordamericana calerebbe in modo significativo creando uno squilibrio nella bilancia dei pagamenti USA.1

Presto avremo una de - dollarizzazione del mercato? Fantapolitica (monetaria)?

Forse. La scorsa settimana, intanto, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i famosi BRICS che rappresentano il 25% del Pil globale), hanno dato vita a una banca di sviluppo alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. Nasce la Nuova Banca di Sviluppo (New Development Bank o NDB BRICS), con riserve valutarie per un controvalore di 100 miliardi di dollari. Il ministro delle Finanze brasiliano, quel Guido Mantega che per primo adottò l’espressione “guerra delle valute”, ha definito la costituzione delle riserve e della banca di sviluppo una sorta di assicurazione contro chi potrebbe speculare contro paesi che in teoria non avrebbero sufficienti meccanismi di difesa finanziaria. Si tratta evidentemente di un passo nato dalle critiche alle politiche di Fondo Monetario Internazionale - Banca Mondiale giudicate unicamente pro USA - Europa. Di fatto, con la costituzione della “Banca dei BRICS” si vengono a porre le basi per creare un circuito alternativo per i pagamenti internazionali, che faccia uso delle valute come yuan e rublo, affermando una realtà alternativa a quella attuale guidata di fatto dalla superpotenza americana.2


PDChina

Questo muta lo scenario? Nel lunghissimo periodo certamente, mentre nel medio termine rimango convinto della forza del dollaro che lo porterà ad apprezzarsi ulteriormente sull’euro. Dal punto di vista tattico, a rischio di apparire affetto da bipolarismo, oggi però compro euro. Le vendite su EURUSD hanno perso momentum, la coppia è tornata sopra il livello chiave di 1,0850 e la mancanza di dati macro negli USA, in attesa del FOMC, potrebbe portare ad un rialzo dell’euro, soprattutto in caso di rottura del livello di 1,1000. Investo parte del profitto raccolto su EURUSD negli scorsi dieci giorni:

  • Compro EURUSD in zona 1,0980- 1,1000, stop loss 1,0945, target 1,1105 e 1,1190
  • Orizzonte Temporale: trade tattico come detto, quindi 3-4 giorni di orizzonte
  • Fattori di Rischio: ritorno della propensione al rischio

Ecco l’andamento giornaliero di EURUSD:

EURUSD

Fonte:SaxoBank

1Lo squilibrio c’è già a dirla tutta. Gli americani importano più di quanto esportino da almeno quarant’anni e la bilancia dei pagamenti, pari alla somma tra il saldo commerciale e quello dei capitali, rimane in attivo grazie alla domanda di dollari da parte degli altri paesi.
2Il sito della neonata banca è molto chiaro a proposito: The New Development Bank BRICS is multilateral development bank operated by the BRICS states (Brazil, Russia, India, China and South Africa) as an alternative to the existing US-dominated World Bank and International Monetary Fund (http://ndbbrics.org).

I migliori saluti.​

Gian Paolo Bazzani


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